Il seguito
Dall’altra parte della linea calò un silenzio pesante. Chiara per un attimo pensò che Sofia avesse chiuso. Poi sentì il suo respiro e la sua voce, cambiata, più bassa, più adulta.
— Da quanto tempo? — chiese Sofia.
Chiara chiuse gli occhi.
— Non lo so con precisione. Ma abbastanza da sentirsi libero di portarla in casa nostra.
Sofia rimase in silenzio. Quando parlò di nuovo, non c’era più leggerezza nella sua voce.
— E adesso sei sola?
— Sto bene — rispose automaticamente Chiara.
— Mamma… con me non devi fingere.
Quelle parole colpirono più forte di qualsiasi scusa di Marco. Chiara deglutì.
— Non sto bene. Ma starò bene.
Un breve silenzio.
— Torno a casa.
— No — disse Chiara subito. — Non voglio che rovini i tuoi studi per questo.
— Non per questo. Per te. Sei mia madre.
La mano di Chiara tremò leggermente.
— Ne parliamo domani, va bene? Non prendere decisioni d’impulso.
— Va bene… ma promettimi una cosa.
— Cosa?
— Che non lo perdonerai solo perché piange.
Chiara chiuse gli occhi.
— Te lo prometto.
Dopo la chiamata, rimase a lungo nel soggiorno buio, osservando le luci della città riflesse nel vetro. Per la prima volta da quando era tornata, sentì qualcosa di diverso dalla rabbia e dall’umiliazione. Una chiarezza fredda, tagliente. Marco non aveva solo tradito la sua fiducia. Aveva invaso la sua vita. E continuava a comportarsi come una vittima.
La mattina dopo, alle otto in punto, Chiara era già nello studio dell’avvocato. Non era lì per chiedere consiglio. Era pronta.
Documenti dell’appartamento, estratti conto, contratti — tutto sul tavolo. L’avvocato la guardò con un accenno di rispetto.
— Vedo che ha le idee chiare.
— Mio marito mi ha tradita. Non gli darò il tempo di farlo di nuovo.
Parlarono per quasi due ore. Cosa bloccare subito, cosa proteggere, cosa dimostrare. Quando uscì, non si sentiva più leggera. Ma più forte sì.
A mezzogiorno, Marco la aspettava di nuovo davanti all’ufficio.
— Possiamo parlare civilmente? — chiese.
— No.
— Chiara, non fare la fredda. Anche tu hai la tua parte di colpa.
Lei si fermò di colpo.
— Ripetilo.
— Lavoravi sempre. Sempre il lavoro al primo posto. Io ero solo.
Chiara lo fissò per qualche secondo. Poi sorrise appena.
— Hai portato un’altra donna a casa mia… e la colpa è mia?
— Non è questo che intendevo.
— È esattamente questo. E sai una cosa, Marco? Uomini come te non tradiscono perché sono soli. Tradiscono perché pensano che tutto gli sia dovuto.
Il volto di Marco si fece rosso.
— Non vivo alle tue spalle!
— Perfetto. Allora te la caverai benissimo senza i miei conti e senza questo appartamento.
Per la prima volta, nei suoi occhi comparve paura.
— Cosa hai fatto?
— Quello che dovevo.
Marco cercò di afferrarle il braccio, ma lei si ritrasse subito.
— Non toccarmi mai più.
Quella sera, Nicoletta suonò al citofono.
Chiara la osservò per qualche secondo sullo schermo, poi aprì.
Nicoletta non sembrava più sicura di sé. Si sedette rigida.
— Non sono venuta per litigare.
— Allora hai sbagliato posto.
Nicoletta abbassò lo sguardo.
— Marco mi ha mentito.
Chiara alzò un sopracciglio.
— Davvero?
— Diceva che eravate già separati. Che la casa era sua.
— E tu gli hai creduto?
Nicoletta arrossì.
— Sono stata stupida.
— Sì.
— Non sto più con lui.
Chiara provò solo stanchezza.
— E io cosa dovrei farmene?
— Niente… volevo solo chiederti scusa.
Chiara rimase in silenzio.
— Se hai finito, puoi andare. E non tornare più.
Quando la porta si chiuse, Chiara si appoggiò al muro. Non si sentiva meglio.
Due giorni dopo, Sofia comparve sulla soglia.
— Ti avevo detto che sarei tornata.
Chiara voleva dirle di no, ma invece la abbracciò.
E in quell’abbraccio, finalmente, crollò.
Quella notte rimasero sedute in cucina.
— Ti manca? — chiese Sofia.
Chiara rifletté.
— Non lui. Quello che pensavo fosse.
Sofia annuì.
— Allora non farlo tornare solo per i ricordi.
Il divorzio non fu né rapido né facile. Marco implorò, accusò, cercò di negoziare. Quando capì che non funzionava, iniziò a parlare di soldi.
Fu allora che Chiara capì davvero: quell’uomo non esisteva più.
Il giorno dell’udienza pioveva. Sofia la aspettava in macchina.
Chiara si sedette accanto a lei, con i documenti in mano.
— Allora? — chiese piano Sofia.
Chiara guardò fuori. La città andava avanti.
Poi sorrise.
— Adesso sì… sono davvero a casa.



