Il seguito
La porta della cucina si chiuse piano dietro Giulia. La luce fredda rendeva tutto estraneo, come se quella non fosse più casa loro, ma un luogo dove lei doveva essere giudicata.
Luca era appoggiato al piano, con le braccia incrociate. Non urlava. Ed era proprio questo a fare più paura.
— Siediti, — disse calmo, indicando la sedia.
Giulia non si mosse.
— Non voglio.
Lui accennò un sorriso breve, senza calore.
— Non vuoi? Dopo quello che hai fatto oggi, pensi ancora di avere scelta?
— Che cosa ho fatto? — la sua voce tremava, ma non per la paura, per la stanchezza. — Ho detto “no”. Solo questo.
Luca fece un passo verso di lei.
— Mi hai fatto fare una figuraccia. Davanti a tutti. Come uno qualunque.
— Non sono stata io, Luca. Sei stato tu da solo.
Il silenzio cadde pesante. Si sentiva solo il ronzio del frigorifero.
— Bene, — disse lui alla fine. — Allora sarà semplice. Domani vai in banca e fai la richiesta. Oppure te ne vai.
Giulia sentì qualcosa dentro di sé rompersi definitivamente.
— Me ne vado, — disse.
Luca sbatté le palpebre.
— Come?
— Me ne vado. Non domani. Adesso.
Lui rise, ma senza convinzione.
— E dove vai? Pensi che qualcuno ti stia aspettando? Senza di me ce la fai?
Giulia prese la sua borsa. Le mani non tremavano più.
— Ce l’ho sempre fatta. Tu eri solo… lì.
— Sei impazzita, — alzò la voce. — Stai buttando tutto per un capriccio!
— Non è un capriccio. È la prima volta che scelgo me stessa.
Luca si avvicinò di scatto e le bloccò il passaggio verso la porta.
— Non vai da nessuna parte.
Giulia si fermò e lo guardò negli occhi. Non c’era più paura. Solo lucidità.
— Spostati.
— E se non lo faccio?
— Chiamo la polizia.
Quelle parole rimasero sospese tra loro. Luca esitò. Solo un attimo. Ma bastò.
Giulia gli passò accanto e aprì la porta. L’aria fredda del pianerottolo le colpì il viso.
— Te ne pentirai! — gridò lui. — Senza di me non sei niente!
Lei si voltò un’ultima volta.
— Senza di te, finalmente sono qualcosa.
Scese le scale senza voltarsi più. Fuori era silenzio. La città dormiva, ma per lei tutto stava iniziando.
Camminò per qualche minuto senza meta, solo per allontanarsi. Il telefono vibrava nella borsa — Luca la stava chiamando. Non rispose.
Si fermò sotto un lampione e fece un respiro profondo. Per la prima volta da tanto tempo, l’aria non sembrava pesante.
Tirò fuori il telefono e scrisse un messaggio breve:
«Posso stare da te qualche giorno?»
Lo inviò alla sua amica, Chiara.
La risposta arrivò quasi subito:
«Certo. Vieni.»
Giulia sorrise appena. Non era tutto risolto. Non aveva un piano. Ma aveva un inizio.
E per la prima volta, era abbastanza.



