Il seguito
Luca rimase in silenzio per qualche secondo, poi sospirò profondamente e si sedette sul divano, evitando il mio sguardo.
— No, Giulia… non si è affatto rallegrata.
Sentii un gelo attraversarmi il corpo.
— Come sarebbe a dire che non si è rallegrata? — chiesi a bassa voce, avvicinandomi. — Luca, di cosa stai parlando?
Si passò una mano sulla fronte, come se gli facesse male la testa.
— Dice che non è il momento giusto… che abbiamo troppi problemi, che non siamo pronti.
— Ma ci abbiamo provato per tre anni! — la mia voce tremava. — Tre anni, Luca! E adesso, quando finalmente è successo…
— Lo so — mi interruppe bruscamente. — Lo so. Ma mia madre dice che…
— Non mi interessa cosa dice tua madre! — esplosi. — È nostro figlio!
Alzò lo sguardo verso di me. Nei suoi occhi non c’era rabbia, ma qualcosa di peggio — incertezza.
— Giulia… lei insiste. Dice che sarebbe meglio… interrompere la gravidanza.
Sentii il mondo crollarmi addosso.
— Interrompere… cosa? — riuscii a sussurrare.
— Oppure… — continuò a voce bassa — se non sei d’accordo, allora forse dovremmo pensare al divorzio.
Rimasi immobile. Come se avessi smesso di respirare.
— Quindi tua madre ha deciso per noi? — dissi piano. — Ha deciso che devo uccidere mio figlio… oppure perdere la mia famiglia?
— Non è così — rispose in fretta, ma senza convinzione. — Lei vuole solo il meglio per noi.
— Per noi? — risi amaramente. — O per lei?
Il silenzio che seguì fu la risposta.
In quel momento capii tutto. Non si trattava solo di sua madre. Si trattava di lui. Del fatto che non era capace di starmi accanto, di difendermi.
— Dimmi la verità — dissi lentamente — tu cosa vuoi?
Esitò. Ancora una volta quell’esitazione che mi spezzò il cuore.
— Io… non lo so.
Fu abbastanza.
Annuii lentamente, sentendo qualcosa dentro di me rompersi per sempre.
— Allora lo so io — dissi con calma. — Io scelgo il bambino.
Alzò di scatto la testa.
— Giulia, non prendere decisioni affrettate…
— Non è affrettata — lo interruppi. — È l’unica cosa di cui sono stata sicura negli ultimi tre anni.
Mi voltai ed entrai in camera da letto. Per la prima volta, quella non sembrava più la nostra casa. Era solo un posto estraneo.
Iniziai a fare la valigia. Ogni oggetto che mettevo dentro era come un addio. Ai sogni. Ai progetti. All’uomo che credevo di conoscere.
Luca apparve sulla porta.
— Che stai facendo?
— Me ne vado.
— Dove?
— In un posto dove non devo chiedere il permesso a nessuno per tenere mio figlio.
— Giulia, ti prego… possiamo parlarne…
— Abbiamo già parlato — dissi senza guardarlo. — Tu hai scelto tua madre. Io scelgo me stessa.
Fece un passo verso di me, poi si fermò. Forse per la prima volta capì che mi stava perdendo davvero.
— Te ne pentirai — disse piano.
Mi fermai e lo guardai un’ultima volta.
— No — risposi. — Mi sarei pentita solo se avessi rinunciato a mio figlio.
Me ne andai quella stessa notte.
Le prime settimane furono difficili. Molto difficili. Piangevo spesso. Avevo paura. Ma allo stesso tempo dentro di me stava nascendo qualcosa di nuovo — una forza che non avevo mai conosciuto.
Affittai un piccolo appartamento. Non era perfetto, ma era mio. Un posto dove nessuno mi diceva come vivere.
Luca provò a chiamarmi alcune volte. Non risposi. Poi smise.
Sua madre non mi cercò mai.
Ma sai una cosa? Non importava più.
Per la prima volta nella mia vita non vivevo per soddisfare qualcun altro. Vivevo per me… e per il mio bambino.
Una mattina, in piedi vicino alla finestra, con una mano sul ventre, sorrisi.
— Ce la faremo — sussurrai.
E per la prima volta dopo tanto tempo, non avevo più alcun dubbio.



