Il seguito
Giulia non aspettò la risposta. Il modo in cui Marco evitava il suo sguardo diceva già tutto.
— Volete vendere il mio appartamento? — la sua voce era calma, ma tagliente.
Marco sospirò e si sedette.
— Non “vogliamo”… stavamo solo valutando un’opzione. Temporanea. Vendiamo, investiamo e poi compriamo qualcosa di più grande. Per noi.
— Per noi? — Giulia sorrise amaramente. — O per tuo padre?
In quel momento la porta si aprì e Roberto entrò con una cartella in mano, come se la conversazione lo aspettasse.
— Proprio di questo volevo parlare — disse. — Ho fatto tutti i conti. Se vendete adesso, prendete un buon prezzo. Investiamo e in sei mesi iniziate a guadagnare.
Giulia si voltò lentamente verso di lui.
— “Vendete”? Chi?
Roberto si fermò per un attimo.
— Beh… siete una famiglia.
— No, — rispose Giulia con fermezza. — L’appartamento è mio.
Marco si alzò di scatto.
— Giulia, per favore… è per il nostro futuro!
— Il nostro futuro non inizia con me che resto senza casa, — disse lei.
Roberto cercò di intervenire:
— Non resti senza niente. Andate in affitto per un po’. Poi avrete molto di più.
— O niente, — lo interruppe Giulia. — Perché non c’è nessuna garanzia.
L’aria nella stanza si fece pesante.
— Non ti fidi di me? — chiese Marco piano.
Giulia lo guardò negli occhi.
— Mi fidavo. Finché non avete iniziato a decidere senza di me.
Quelle parole caddero pesanti.
Marco si passò una mano tra i capelli, nervoso.
— Non volevo preoccuparti. Volevo risolvere tutto.
— Risolvere cosa? Vendendo casa mia? — replicò lei.
Roberto chiuse la cartella con irritazione.
— State perdendo tempo. Un’occasione così non aspetta.
Giulia prese una delle brochure dal tavolo, guardò i prezzi evidenziati e poi la posò con calma.
— Allora lasciatela a qualcun altro.
Silenzio.
— Quindi rifiuti? — chiese Roberto freddo.
— Sì.
— Per paura?
— Per responsabilità.
Marco fece un passo verso di lei.
— Giulia, ti prego… è la nostra occasione per cambiare vita.
— Io non sento di dover scappare dalla mia vita, — rispose lei. — Ho un lavoro, ho una casa… avevo anche tranquillità.
La parola “avevo” rimase sospesa.
Marco si irrigidì.
— Cosa vuoi dire?
Giulia si guardò intorno.
— Che non voglio vivere in un posto dove devo difendermi.
Roberto sbuffò.
— Stai esagerando.
— No. Sto vedendo chiaramente.
Marco provò ancora, più piano:
— Siamo dalla stessa parte.
Giulia scosse la testa.
— Non più.
Ancora silenzio.
— Se rifiuti adesso, — disse Roberto — perdi una grande opportunità.
Giulia lo fissò senza esitazione.
— Preferisco perdere un’opportunità che perdere me stessa.
Marco chiuse gli occhi per un attimo.
— E noi?
Giulia esitò. Era la domanda più difficile.
— Non lo so, — disse infine. — Ma so che se accetto, non resterà niente di noi.
Roberto prese la cartella.
— Allora non c’è più nulla da dire.
Uscì sbattendo la porta.
Marco rimase fermo.
— Stai davvero scegliendo la casa invece di noi?
Giulia fece un passo indietro.
— Sto scegliendo il rispetto. Se per te è solo una casa… allora il problema non sono io.
Marco non rispose.
Dopo qualche minuto prese la giacca.
— Ho bisogno di tempo.
La porta si chiuse alle sue spalle.
Giulia rimase sola.
E per la prima volta da molto tempo, il silenzio nell’appartamento non era opprimente.
Era limpido.
Si sedette sul divano e guardò intorno.
Non aveva perso nulla.
Anzi, aveva appena ritrovato qualcosa di molto più importante.



