Il seguito
Chiara rimase immobile ancora per qualche secondo. Continuava a fissare Luca come se, da un momento all’altro, tutto potesse dissolversi. Ma lui era lì, troppo reale, troppo vicino a quella donna. Il modo in cui le teneva la mano, il sorriso leggero sulle labbra… era come assistere alla fine silenziosa di qualcosa che aveva creduto eterno.
— Vieni, amore mio — sussurrò sua madre, stringendole piano il braccio. — Non devi affrontarlo da sola.
Ma suo padre si era già incamminato verso di loro. I suoi passi erano lenti, misurati, e proprio per questo carichi di una forza che Chiara non gli aveva mai visto. Lei sentì le gambe tremarle, ma lo seguì.
Luca si accorse della loro presenza solo quando furono a pochi passi. Il sorriso gli si spense sul volto in un istante. La giovane bionda lo guardò sorpresa, poi posò lo sguardo su Chiara e sui suoi genitori.
— Chiara…? — balbettò. — Che ci fai qui?
Il padre di Chiara lo fissò con una calma glaciale.
— Potremmo farti la stessa domanda. Non eri in viaggio di lavoro?
Luca si passò una mano tra i capelli.
— Posso spiegare tutto.
— No — disse Chiara, e la sua voce, pur bassa, lo fece tacere. — Non voglio più spiegazioni.
La ragazza accanto a lui fece un passo indietro.
— Luca, chi sono queste persone?
— Sua moglie — rispose il padre. — Quella che lo aspettava a casa.
La giovane sbiancò.
— Mi aveva detto che eravate separati…
In quel momento Chiara sentì qualcosa spezzarsi definitivamente dentro di sé. Non fu un dolore acuto, ma una specie di chiarezza fredda e improvvisa.
— Non lo eravamo — disse piano. — Almeno fino a stamattina.
Luca la guardò con occhi imploranti.
— Per favore, parliamone a casa.
Il padre fece un passo avanti.
— La casa non è un posto dove si torna solo quando conviene.
Intorno a loro alcune persone avevano rallentato il passo. L’aria si era fatta tesa. Luca abbassò lo sguardo, come se il peso di quelle attenzioni improvvise gli fosse diventato insopportabile.
— Signore, non si intrometta — mormorò.
— Quando mia figlia soffre, mi intrometto eccome — rispose l’uomo con fermezza.
La giovane prese la propria borsa.
— Io non resto qui.
Chiara annuì.
— È la scelta migliore. E la prossima volta, quando qualcuno ti dirà che è quasi libero, chiedi una prova. Ti risparmierà molta vergogna.
La ragazza esitò un attimo, poi si allontanò. Luca fece per seguirla, ma si fermò. Per la prima volta appariva davvero solo.
— Ho sbagliato — disse a bassa voce. — È stato un errore.
Chiara accennò un sorriso stanco.
— Un errore è qualcosa che succede per caso. Tu hai scelto.
Sua madre la prese sottobraccio.
— Andiamo via, tesoro.
Ma suo padre non aveva ancora finito. Guardò Luca negli occhi e disse:
— Hai scambiato la bontà di mia figlia per debolezza. Ed è l’errore più costoso che potessi fare.
Chiara si voltò senza aggiungere altro. Solo quando raggiunsero il parcheggio le lacrime iniziarono a scendere davvero. Non erano più trattenute, ma profonde, liberatorie. Sua madre la strinse forte, mentre suo padre apriva la portiera dell’auto.
— Mi dispiace — sussurrò Chiara. — Non volevo che vedeste tutto questo.
— Non devi vergognarti tu — rispose la madre. — È lui che dovrebbe farlo.
Il viaggio verso casa fu silenzioso. Un silenzio non pesante, ma quasi curativo. Chiara osservava la città scorrere oltre il finestrino e sentiva che ogni strada la allontanava non solo dall’aeroporto, ma anche dalla donna che era stata fino a quel momento.
L’appartamento era vuoto. Luca non tornò quella sera. Mandò messaggi, telefonò, insistette. Chiara non rispose. Aprì invece il computer e iniziò a mettere ordine tra conti, ricevute, contratti. Suo padre sedeva al tavolo annotando il nome di un vecchio amico avvocato. Sua madre preparava una tisana e ogni tanto le accarezzava i capelli, come faceva quando era bambina.
Verso mezzanotte Chiara uscì sul balcone con una coperta sulle spalle. L’aria era fresca, la città quasi immobile. Il telefono vibrò ancora. Un altro messaggio di Luca: «Ti amo. Non significava nulla».
Chiara lo lesse e lo cancellò senza rispondere. Nel riflesso del vetro vide il proprio volto. Stanco, sì. Ferito. Ma nei suoi occhi c’era qualcosa che non vedeva da tempo: la lucidità.
La mattina dopo uscì di casa vestita in modo semplice, con una cartellina sotto il braccio. Suo padre la guardò a lungo e poi sorrise con orgoglio.
— Questa è la mia ragazza.
Chiara ricambiò il sorriso.
— No, papà. Questa sono io. Finalmente.
E per la prima volta dopo tanto tempo non ebbe la sensazione di perdere qualcosa. Sentì invece di stare riprendendo la propria vita.




