Il seguito

Marco scoppiò in una breve risata nervosa, come se con quella potesse cancellare tutto.

— Sul serio, Sofia? — disse con ironia. — Dovrei credere a questa storia? Un padre ricco che appare dal nulla e ti regala milioni? Sembra la trama di un film scadente.

Non risposi subito. Presi il telefono, aprii l’app della banca e girai lo schermo verso di lui.

— Guarda tu stesso.

Marco si chinò. All’inizio sorrideva con aria scettica, ma dopo pochi secondi il sorriso sparì dal suo volto. Gli occhi gli si allargarono.

— Questo… è vero?

Anche sua madre si avvicinò per guardare.

— A quanto pare stavolta non sta scherzando — disse con calma.

Marco si raddrizzò lentamente, come se il pavimento sotto di lui fosse diventato improvvisamente instabile.

— Va bene… e cosa dovrebbe cambiare? — mormorò. — I soldi non cambiano tutto.

— Cambiano una cosa importante — risposi tranquilla. — Non dipendo più da te.

Nella cucina cadde il silenzio. Per la prima volta da quando lo conoscevo, Marco sembrava non sapere cosa dire.

Sua madre lo fissò a lungo.

— Te l’ho sempre detto, Marco. L’arroganza prima o poi si paga.

— Mamma, ti prego… non adesso — borbottò lui.

Mi alzai e andai in camera da letto. Non avevo molte cose: qualche vestito, le cose di Luca e pochi oggetti personali. In dieci minuti avevo preparato la borsa.

Quando tornai in cucina, Marco era ancora lì, fermo accanto al tavolo, a fissare la carta nera come se fosse qualcosa di pericoloso.

— Te ne vai? — chiese.

— Sì.

— Dove?

— In hotel. Per ora.

Marco fece una risata breve, ma non era più sicura.

— Dai, Sofia. È stata solo una lite.

Sua madre intervenne subito:

— Una lite? Le hai detto che senza di te sarebbe morta di fame!

Marco scrollò le spalle.

— Ero arrabbiato.

Lo guardai con calma.

— No. Eri sincero.

Fece un passo verso di me.

— Va bene… forse ho esagerato. Ma non è un motivo per distruggere la famiglia.

— Famiglia? — ripetei piano. — Parli di famiglia dopo che sei stato visto baciare un’altra donna in macchina?

Si bloccò.

— Non conosci tutta la storia…

Sua madre fece un piccolo sbuffo.

— Quello che ho visto mi è bastato.

Presi la borsa e poi il passeggino di Luca.

Marco si avvicinò ancora.

— Sofia, sii ragionevole. Parliamone con calma.

— È esattamente quello che sto facendo.

— E cosa vuoi? — chiese irritato. — Il divorzio?

— Sì.

La parola cadde nel silenzio della cucina come una pietra.

Marco sbatté le palpebre.

— Lo dici sul serio?

— Molto.

Cominciò a camminare avanti e indietro per la stanza.

— Pensi che quei soldi ti renderanno felice?

— No. Ma mi daranno libertà.

Sua madre si alzò lentamente dalla sedia.

— Sofia, se avrai bisogno di aiuto con Luca, puoi chiamarmi quando vuoi.

Le sorrisi.

— Grazie.

Marco la guardò incredulo.

— Mamma, sul serio? Stai dalla sua parte?

— No — rispose calma. — Sto dalla parte del buon senso.

In quel momento il mio telefono vibrò. Un breve messaggio da Vittorio.

“Sei arrivata a casa? Se hai bisogno di qualcosa, scrivimi.”

Lo lessi e rimisi il telefono in tasca.

Marco lo aveva notato.

— Era lui? Tuo padre?

— Sì.

— E adesso ti trasferirai in Svizzera?

— Non lo so ancora.

Per qualche secondo nessuno parlò.

Poi Marco disse piano:

— Sofia… forse potremmo ricominciare.

Lo guardai attentamente. L’uomo che un’ora prima mi aveva detto che senza di lui non ero niente ora sembrava improvvisamente molto più piccolo.

— Ci sono cose che non si aggiustano con “ricominciamo”.

Aprii la porta.

Marco disse in fretta:

— Almeno pensa a Luca.

— È proprio a lui che sto pensando.

Uscii nel corridoio con il passeggino. Dietro di me sentii ancora la voce di sua madre.

— Marco, spero che stasera tu abbia imparato qualcosa.

La porta si chiuse.

Pochi minuti dopo ero già in taxi. Luca dormiva tranquillo nel passeggino. La città illuminata scorreva oltre il finestrino.

L’autista chiese:

— Dove andiamo?

Sorrisi leggermente.

— All’hotel Ritz.

Il telefono vibrò di nuovo. Stavolta era una notifica della banca: un altro trasferimento era arrivato sul conto.

Guardai fuori dal finestrino e per la prima volta dopo molto tempo sentii qualcosa di semplice e limpido.

Non la ricchezza.

La libertà.

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