Il seguito
Debiti? Quali debiti?… Francesca sentì il sangue pulsarle nelle tempie, ma la sua voce rimase fredda.
Marco distolse lo sguardo e iniziò a girare lentamente il cucchiaino nella tazza.
— Diversi… all’inizio piccoli, poi altri… per varie spese. E a un certo punto non è più riuscita a pagarli.
— E la tua soluzione è stata prendere i miei soldi senza chiedere? — Francesca fece un passo avanti. — Dal mio conto?
— Non sono solo tuoi… siamo una famiglia… — provò a difendersi lui, ma la sicurezza nella voce stava svanendo.
— No, Marco. Una famiglia non è il posto dove uno ruba all’altro, — disse lei con calma tagliente. — Una famiglia è rispetto. E tu l’hai appena distrutto.
In cucina calò il silenzio. Marco alzò finalmente gli occhi.
— Volevo solo aiutarla… è mia madre.
— E io cosa sono? — lo interruppe Francesca. — Un bancomat?
Marco non rispose.
Francesca fece un respiro profondo.
— A quanto ammontano i debiti?
— Circa seimila euro… — disse piano.
Francesca sorrise appena, senza alcuna ironia.
— Quindi non solo hai preso duemila euro senza dirmelo, ma non hai nemmeno risolto il problema.
— Sistemerò tutto, te lo prometto, — disse lui in fretta. — Troverò una soluzione.
— Tu? — lo guardò negli occhi. — Con quali soldi?
Di nuovo silenzio.
In quel momento qualcosa dentro Francesca cambiò. Non era più rabbia. Era lucidità.
— Ascoltami bene, Marco, — disse lentamente. — Da oggi non hai più accesso a nessuno dei miei conti. Stasera cambio tutte le password.
Lui sobbalzò.
— Francesca, stai esagerando…
— No, — rispose calma. — E c’è un’altra cosa. I debiti di tua madre non sono una mia responsabilità. Se vuoi aiutarla, lo fai con i tuoi soldi.
— Ma non bastano… — mormorò.
— Allora forse è il momento di iniziare a guadagnare di più, — replicò lei freddamente.
Le parole rimasero sospese nell’aria. Marco abbassò lo sguardo.
— Non è così semplice…
— Niente è semplice, — disse Francesca. — Ma prendere soldi che non ti appartengono lo è stato.
Si voltò e andò in camera da letto. Accese il portatile, entrò nell’app della banca e in pochi minuti cambiò tutte le password, attivando anche la verifica a due fattori.
Rimase a guardare lo schermo per qualche secondo. Non si trattava più solo di soldi.
Si trattava di limiti.
Quella sera Marco provò a parlare di nuovo.
— Francesca, possiamo parlarne con calma?
— Abbiamo già parlato, — rispose lei senza guardarlo.
— Non voglio che tutto si rovini per i soldi…
— Non è per i soldi, — lo corresse. — È per la fiducia.
Marco si avvicinò.
— Non volevo ferirti.
— Eppure l’hai fatto.
Silenzio.
— Cosa dovrei fare adesso? — chiese infine lui.
Francesca alzò lo sguardo.
— Primo: ti assumi la responsabilità. Senza scuse.
— Secondo: inizi a restituire i soldi.
— Terzo… metti dei limiti a tua madre.
— Lei non capirà…
— È un suo problema, non il mio.
Marco sembrava perso.
— E se non ci riesco? — domandò piano.
Francesca lo guardò a lungo.
— Allora dovrò chiedermi se voglio restare in una relazione senza rispetto.
Quelle parole suonarono definitive.
Marco deglutì, ma non disse nulla.
Quella notte dormirono in silenzio. Nello stesso letto, ma lontani.
La mattina dopo Francesca si svegliò per prima. Come sempre. Ma qualcosa era cambiato.
Non c’era più quella calma.
C’era distanza.
Si preparò il caffè e guardò fuori dalla finestra. La città era la stessa.
Ma lei lo sapeva già — niente sarebbe più stato come prima.



