Il seguito

Gli adulti? Marco, ti rendi conto almeno di quello che sta succedendo?..

Marco rimase in silenzio per qualche secondo. Sembrava che le parole di Giulia avessero riempito la stanza e lui non sapesse più dove mettersi. Si passò una mano sul viso, come se cercasse di svegliarsi da un sogno scomodo.

— Mi rendo conto… — disse piano. — Solo che non so cosa dovrei fare.

— Scegliere, — rispose Giulia. — È l’unica cosa che non hai mai fatto davvero.

Francesca incrociò le braccia.

— Giulia, non fare scenate. Nessuno vuole portarti via niente. Parliamo di una soluzione temporanea.

— Temporanea è anche la vita, — replicò lei con calma. — Ma non per questo la consegniamo a qualcun altro perché la viva al posto nostro.

Marco abbassò lo sguardo.

— Io pensavo… magari potremmo chiedere un mutuo. Aiutare Alessandro… insieme.

Giulia sorrise appena, ma nel suo sguardo non c’era tenerezza.

— “Insieme”? Quando è stata l’ultima volta che hai usato questa parola senza pensare ai progetti di tua madre?

Francesca si alzò di scatto.

— Ti stai prendendo gioco di noi. Invece di salvare il tuo matrimonio, lo stai distruggendo con le tue stesse mani.

— Io non sto distruggendo nulla, — disse Giulia. — Sto solo smettendo di fingere che vada tutto bene.

Cadde un silenzio pesante. Si sentiva soltanto il ticchettio dell’orologio e il rumore lontano del traffico. Marco la guardò come se la vedesse per la prima volta.

— Se me ne vado… — iniziò con esitazione. — Per te non conta più niente?

Giulia appoggiò le mani sul tavolo.

— Conta. Ma non posso essere l’unica a tenere a galla una barca in cui gli altri fanno buchi.

Francesca fece una risata breve.

— Belle parole. Vedremo quanto resisterai da sola.

— Forse poco, — ammise Giulia. — Ma sicuramente più a lungo di quanto riuscirei a vivere qui sentendomi un’ospite indesiderata.

Marco abbassò la testa. In quel momento sembrava più giovane, come se tutte le decisioni rimandate lo avessero riportato indietro nel tempo.

— Non voglio perderti.

— Allora smetti di fare tutto il possibile perché succeda, — rispose lei. — Perché è esattamente quello che sta accadendo.

Francesca prese la borsa.

— Va bene. Se è questo che vuoi, ce ne andiamo. Ma non venire a lamentarti più tardi.

— Non verrò, — disse Giulia. — Non torno nei posti da cui qualcuno ha già provato a cacciarmi.

La porta si chiuse con un tonfo. L’appartamento rimase immerso in un silenzio limpido. Giulia si versò un bicchiere d’acqua e bevve lentamente, sentendo una strana lucidità farsi strada dentro di lei.

Marco rimase ancora lì.

— Posso restare… almeno per stanotte?

Lei lo guardò a lungo.

— Puoi restare se sei pronto a ricominciare da zero. Senza madri, senza piani nascosti, senza promesse che nemmeno tu capisci.

— E se non ci riesco?

— Allora te ne vai. E forse un giorno capirai che la pace non è l’assenza di conflitto, ma la presenza del coraggio.

Marco inspirò profondamente, come se volesse dire qualcosa di importante. Ma le parole non arrivarono. Prese la giacca dallo schienale della sedia e si avviò verso l’uscita.

Sulla soglia si fermò.

— Giulia… se cambiassi?

— Non cambiare per me, — disse piano. — Cambia per te stesso. Io starò bene comunque.

Quando la porta si chiuse dietro di lui, Giulia si sedette sul pavimento, appoggiando la schiena al muro. Non pianse. Sentiva solo il battito del proprio cuore, forte e regolare, come un motore che finalmente riparte.

Per la prima volta dopo tanto tempo capì che quella casa era davvero sua. E questo bastava per ricominciare.

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