Il seguito

Il taxi si fermò con uno stridio lieve davanti al portone del palazzo. Marco scese lentamente, tirando fuori la valigia dal bagagliaio. Per qualche secondo rimase immobile sul marciapiede, respirando l’aria fredda della sera e cercando di mantenere quella sensazione ostinata di aver fatto la cosa giusta. Era convinto che lì, almeno lì, qualcuno lo avrebbe capito.

Salì le scale con passi pesanti e suonò il campanello. Dopo pochi istanti la porta si aprì. Laura indossava una felpa larga e aveva lo sguardo stanco. Quando vide la valigia, sollevò appena le sopracciglia.

— Marco? Che succede?

Lui entrò senza aspettare una vera risposta.

— Ho litigato con Giulia. Sta esagerando. Pensavo di fermarmi qui qualche giorno, finché non si calma.

Laura chiuse la porta con calma e lo osservò in silenzio.

— Perché avete litigato?

Marco si tolse il cappotto e iniziò a parlare in fretta, con un tono difensivo.

— Ho pagato gli studi di Chiara a Londra. Era un’occasione unica. Ho usato i nostri risparmi, ma non c’era altra scelta. Giulia ha fatto una scenata e mi ha buttato fuori. Ti rendi conto? Per delle cose da neonato.

Laura non rispose subito. Andò in cucina, mise l’acqua sul fuoco e solo allora parlò.

— Quindi sei arrivato qui senza soldi e senza un piano.

— Non proprio senza piano, — provò a sorridere lui. — Pensavo di restare qui per un po’. Finché non trovo un appartamento.

Laura si voltò lentamente. Nel suo sguardo non c’era gratitudine, solo una calma dura.

— Marco, Chiara parte domani. Dobbiamo finire di preparare le valigie, controllare i documenti, organizzare tutto. Non è il momento migliore.

— Proprio per questo sono venuto! — alzò la voce. — Ho fatto tutto per lei. È normale che possa contare su un po’ di sostegno.

Dalla stanza accanto uscì Chiara, con il telefono in mano. Si fermò sulla soglia.

— Papà… sei qui.

Marco aprì le braccia, aspettando un abbraccio. La ragazza però non si mosse.

— Mamma mi ha detto che hai litigato con Giulia.

— Ha perso la testa, — rispose irritato. — Non capisce niente.

Chiara abbassò lo sguardo.

— È incinta. E quei soldi erano anche suoi.

Le parole caddero pesanti.

— L’ho fatto per te! — sbottò Marco. — Per il tuo futuro!

— Lo so, — disse lei piano. — Ma non ti ho chiesto di rovinare la tua famiglia per me.

Nel soggiorno calò un silenzio denso. Marco sentì qualcosa incrinarsi dentro di sé. L’immagine di sicurezza che aveva costruito durante il viaggio iniziò a sgretolarsi.

— Io volevo solo fare la cosa giusta, — mormorò.

Laura gli porse una tazza di tè caldo.

— A volte, quando cerchi di essere un eroe per qualcuno, diventi colpevole agli occhi di qualcun altro. Dovevi parlarne con lei prima.

Marco si lasciò cadere sul divano. La stanchezza lo travolse all’improvviso. Nella mente gli tornò l’immagine della cucina in penombra, la figura immobile di Giulia accanto alla finestra. Per la prima volta non era più sicuro che lei lo avrebbe richiamato.

— Posso restare qui? — chiese a bassa voce.

Laura e Chiara si scambiarono uno sguardo rapido.

— Solo per stanotte, — rispose infine. — Domani dovrai capire cosa fare.

Marco annuì. Rimase seduto in silenzio, con la tazza tra le mani che lentamente si raffreddava. In sottofondo la televisione mormorava piano, le due donne parlavano a bassa voce di voli e coincidenze. Lui invece si sentiva estraneo, come se si trovasse in un luogo di passaggio.

Per la prima volta capì che la sua decisione non gli aveva portato il trionfo che aveva immaginato.

Solo una notte su un divano che non era il suo e un silenzio lungo e scomodo, in cui non riusciva più a sfuggire ai propri pensieri.

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