Il seguito

Giulia rimase immobile per qualche istante, come se il tempo intorno a lei si fosse fermato. Il sole le batteva sulle spalle, la polvere si posava lentamente sull’asfalto rovente, e l’aria tremava per il caldo. Il maggiore Marco Rinaldi la fissava con un sorriso teso, convinto di avere già la situazione sotto controllo.

— Può anche redigere il verbale — disse lei con voce calma. — Ma credo che prima dovrebbe annotare il danno causato al mio scooter.

Marco scoppiò in una breve risata ruvida.

— Hai sentito, Luca? “Danno causato”! Scrivi pure: guida senza casco, eccesso di velocità e comportamento provocatorio.

Il sergente esitò. Teneva la penna sospesa, senza iniziare a scrivere. In quel momento Giulia aprì lo zaino sottile che portava sulle spalle e tirò fuori una cartellina blu scuro. Non aveva nulla di appariscente: solo documenti ordinati con precisione.

— Forse è meglio che dia un’occhiata prima a questi — aggiunse.

Il maggiore gliela strappò quasi di mano.

— Non sei tu a decidere le regole qui.

Ma dopo aver letto le prime righe, il suo volto cambiò. Il sorriso scomparve lentamente, come cancellato da una mano invisibile. Rilesse i timbri, controllò le firme, poi sollevò lo sguardo verso Giulia con un’espressione incredula.

— Da dove… vengono questi documenti?

— Da Roma — rispose lei semplicemente.

Luca si avvicinò e, quando vide i sigilli ufficiali, si irrigidì senza accorgersene. Il traffico sulla strada sembrò dissolversi per qualche secondo, lasciando solo il ronzio lontano degli insetti e il fruscio del vento caldo tra le sterpaglie.

— Signora… — iniziò il sergente, ma non riuscì a proseguire.

Giulia si limitò ad aggiustarsi la tracolla dello zaino.

— Non c’è bisogno di trasformare tutto questo in un dramma. Devo solo arrivare in tempo al matrimonio.

Marco si schiarì la voce. Il tono era cambiato, meno arrogante, quasi prudente.

— Forse c’è stato un malinteso. Con questo caldo… capita di interpretare male le situazioni.

— Il caldo non giustifica l’abuso di potere — replicò Giulia senza alzare la voce. — Tuttavia non ho intenzione di discutere qui.

Raccolse lo specchietto penzolante e lo sistemò provvisoriamente, con movimenti precisi e sicuri.

— Presenterò una segnalazione ufficiale — aggiunse dopo una breve pausa. — Non per vendetta, ma perché nessun altro si trovi in una situazione simile.

Marco annuì lentamente, evitando di incrociare il suo sguardo.

— È… un suo diritto.

Giulia indossò il casco e avviò il motore. Il vecchio scooter vibrò leggermente sotto di lei. Prima di partire si voltò ancora una volta.

— A proposito, non stavo superando il limite di velocità. Il vostro autovelox non funziona da settimane. Dovreste farlo controllare.

Poi accelerò e si allontanò lungo la strada polverosa, lasciando dietro di sé solo un sottile velo di sabbia e due uomini immobili sotto il sole.

Quando il rumore del motore svanì del tutto, Luca lasciò uscire un lungo sospiro.

— Comandante… era davvero chi penso io?

Marco si passò una mano sulla fronte sudata.

— Sì. E se non iniziamo a fare il nostro lavoro come si deve, presto potremmo non avere più una divisa da indossare.

Il sole continuava a bruciare implacabile, ma nell’aria sembrava essersi insinuata una freschezza nuova, quasi invisibile, come se qualcosa fosse tornato al suo posto.

Giulia arrivò alla sala ricevimenti pochi minuti prima della cerimonia. La musica risuonava già tra le luci colorate, gli invitati ridevano e brindavano sotto le decorazioni appese. Per un attimo chiuse gli occhi e inspirò profondamente. La tensione accumulata lungo la strada svanì lentamente.

— Pensavo che non saresti più arrivata — le sussurrò l’amica, sorridendo emozionata.

— Mi hanno trattenuta un po’ — rispose Giulia. — Ma sono qui esattamente quando dovevo esserci.

E mentre la brezza della sera faceva oscillare le piccole lanterne all’ingresso, capì che a volte le strade più difficili servono soltanto a ricordarci chi siamo davvero.

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