Il seguito
Marco rimase immobile per alcuni secondi. Davanti a lui non c’era nessun ristorante elegante, nessun bar rumoroso, nessun appartamento moderno come aveva immaginato durante il tragitto. Al suo posto c’era un vecchio edificio, con l’intonaco rovinato e una luce debole sopra l’ingresso.
Accanto alla porta stava Paolo.
Quando vide Marco avvicinarsi, parlò a bassa voce:
— È entrata lì… circa dieci minuti fa.
Marco guardò l’edificio in silenzio.
— Sei sicuro che fosse lei?
— Sì. L’ho seguita da quando è uscita dall’ufficio. È venuta direttamente qui.
Marco fece un respiro profondo. C’era qualcosa in quel luogo che gli dava una strana sensazione. Non sembrava affatto il tipo di posto dove qualcuno sarebbe andato dopo il lavoro per divertirsi.
— Andiamo a vedere — disse finalmente.
La porta scricchiolò leggermente quando entrarono. Nell’aria si sentiva l’odore di minestra calda e disinfettante. Sulle pareti erano appesi disegni colorati fatti da bambini: sole, case, alberi e figure sorridenti.
Marco si fermò.
— Che posto è questo?
Paolo alzò le spalle.
Dal fondo del corridoio si sentivano voci di bambini. Risate, chiacchiere leggere.
Marco iniziò a camminare lentamente verso quei suoni.
E allora la vide.
Giulia era seduta a un piccolo tavolo circondata da tre bambini. Stava leggendo loro una storia da un vecchio libro, mentre uno dei bambini appoggiava la testa sul suo braccio. Sul tavolo c’erano quaderni e una scatola piena di matite colorate.
Giulia alzò lo sguardo.
Quando vide Marco, rimase sorpresa per un attimo, ma non spaventata.
— Signor Marco…? — disse piano.
I bambini si voltarono curiosi verso di lui.
Marco per qualche secondo non riuscì a dire nulla.
— Io… sono venuto solo… — iniziò, ma non trovò le parole per continuare.
In quel momento si avvicinò una donna anziana. Indossava un semplice camice e sul suo volto si leggeva la stanchezza, ma anche una grande gentilezza.
— È un parente di Giulia? — chiese.
Marco scosse la testa.
— No. Sono il suo direttore.
La donna sorrise con dolcezza.
— Allora ha una dipendente davvero straordinaria.
Marco la guardò confuso.
— Giulia viene qui ogni giorno dopo il lavoro — continuò la donna. — A volte anche prima. Questi bambini vivono qui temporaneamente. Alcuni sono stati abbandonati, altri stanno aspettando una famiglia che li accolga. Giulia li aiuta con i compiti, legge loro delle storie e spesso porta cibo o vestiti.
Marco sentì una stretta nel petto.
— Ma… lei arriva spesso in ritardo al lavoro — disse lentamente.
La donna sospirò.
— Perché al mattino accompagna due di loro a scuola. Non abbiamo abbastanza persone che ci aiutano. E durante la pausa pranzo torna spesso qui per vedere se i bambini stanno bene.
Marco si voltò verso Giulia.
Lei abbassò lo sguardo, visibilmente imbarazzata.
— Perché non me l’hai detto? — chiese Marco con voce calma.
Giulia fece un piccolo gesto con le spalle.
— Non volevo trattamenti speciali… e non volevo che sembrasse una scusa.
In quel momento uno dei bambini si avvicinò a Marco e gli tirò leggermente la manica della giacca.
— Sei il capo di Giulia? — chiese con grande serietà.
— Sì… credo di sì.
— Allora non licenziarla — disse il bambino con decisione. — È l’unica che ci legge le storie ogni sera.
Nella stanza calò il silenzio.
Marco guardò i bambini. I quaderni sul tavolo. Il modo in cui Giulia li osservava con affetto.
Nella sua mente tornò l’immagine della mattina in ufficio. I documenti pronti per il licenziamento. La sua decisione fredda e sicura.
Ora tutto sembrava completamente diverso.
Dopo qualche secondo disse lentamente:
— Giulia… domani mattina vieni nel mio ufficio.
Giulia annuì.
— Va bene.
Marco si voltò e uscì nel corridoio. Paolo lo seguì in silenzio.
Quando uscirono dall’edificio, l’aria fredda di novembre li colpì in faccia.
Paolo parlò con cautela:
— Capo… cosa farà adesso?
Marco guardò ancora una volta le finestre illuminate dell’edificio.
— Domani mattina — disse piano — cambieremo alcune cose in azienda.
— Cosa intende?
Marco sorrise leggermente.
— Orari di lavoro più flessibili. E penso che la nostra azienda inizierà a sostenere questo posto.
Paolo sollevò le sopracciglia, sorpreso.
Marco salì in macchina, ma prima di chiudere la porta guardò ancora una volta verso le finestre.
All’interno Giulia stava di nuovo leggendo una storia, mentre i bambini ascoltavano attentamente.
Marco avviò il motore e mormorò tra sé:
— A volte la verità è completamente diversa da quello che immaginiamo.



