Il seguito

— Chi è lei? — si udì di nuovo la voce rauca, proprio alle sue spalle.
Emily sobbalzò e si voltò di scatto. Sulla soglia dell’appartamento di fronte c’era una donna anziana, minuta, con la schiena leggermente curva. Indossava una vestaglia vecchia e scolorita, e i capelli bianchi erano raccolti in uno chignon disordinato. La fissava con aria sospettosa, appoggiandosi allo stipite della porta.
— Buongiorno… — disse Emily con cautela. — Sono una parente della proprietaria di questo appartamento. Ho le chiavi.
La donna strinse gli occhi e fece un passo avanti.
— Quale proprietaria? Qui non entra nessuno da mesi.
Un brivido freddo percorse la schiena di Emily.
— Margaret Edwards. È la madre di mio marito. È stata lei a comprare l’appartamento.
L’anziana rimase in silenzio per qualche istante, poi sospirò profondamente.
— Capisco… quindi alla fine non ha cambiato idea.
— In che senso “alla fine”? — chiese Emily, sempre più inquieta.
— Se ormai è qui, entri pure — disse la vicina. — Ma sappia che questo appartamento ha una storia.
Emily aprì la porta ed entrò. L’aria era pesante, chiusa. I vecchi mobili, probabilmente lasciati dai precedenti proprietari, erano coperti da lenzuola ingiallite. Sulle pareti si notavano tracce di umidità, e il pavimento scricchiolava sotto i passi.
— Cosa intende dire? — domandò Emily, guardandosi intorno.
— Prima della vendita, qui viveva una donna sola. Era gravemente malata. È morta proprio in questo appartamento — disse l’anziana con tono neutro, come se parlasse del tempo.
Emily deglutì.
— E… non aveva famiglia?
— Nessuno. Solo una sorella, con la quale non parlava da anni. Dopo la sua morte, l’appartamento è rimasto vuoto a lungo. Molti sono venuti a vederlo, ma nessuno ha voluto comprarlo.
— Perché? — sussurrò Emily.
La donna alzò le spalle.
— Alcuni dicevano di sentire rumori durante la notte. Altri che gli oggetti si rompevano senza motivo. Sciocchezze, certo. Ma la gente è superstiziosa.
Emily cercò di sorridere, ma l’inquietudine non la lasciava.
— Margaret sapeva tutto questo?
— Certo. Gliel’ho detto io stessa — annuì la vicina. — Ma lei ha fatto spallucce. Ha detto che non crede a queste cose. Che l’appartamento è per suo nipote.
Il cuore di Emily ebbe un sussulto.
— Per nostro figlio… — mormorò.
— Un bambino? — la donna la osservò più attentamente. — Allora faccia attenzione. I bambini percepiscono le cose molto meglio di noi adulti.
Quelle parole continuarono a risuonarle in testa mentre la vicina rientrava lentamente nel proprio appartamento. Emily rimase sola al centro della stanza, stringendo il freddo metallo della chiave nel palmo. Cercò di convincersi che fossero solo storie, nulla di più.
Eppure, quando si avvicinò alla finestra, sentì chiaramente un leggero fruscio alle sue spalle. Si voltò di scatto — non c’era nessuno.
— Sarà il palazzo… — si disse, forzandosi a respirare con calma.
Ma mentre usciva e chiudeva la porta alle sue spalle, un pensiero continuava a tormentarla: perché Margaret aveva tanta fretta di comprare proprio questo appartamento?



