Il seguito
Giulia rimase in silenzio per qualche secondo, poi lasciò uscire lentamente l’aria dai polmoni. Conosceva fin troppo bene quel gioco — il suo silenzio pesante, quell’attesa che fosse lei a cedere per prima.
— Marco, dimmi chiaramente cosa è successo, — disse infine con calma, anche se dentro sentiva crescere la stanchezza.
— Niente di che, — rispose lui secco. — Sono tornato a casa e non c’è nulla di pronto. Né da mangiare, né ordine. Come sempre.
Giulia chiuse gli occhi per un attimo. “Come sempre.” Quelle parole facevano più male del tono.
— Ho lavorato tutto il giorno, Marco. Come te, — disse stringendo leggermente il volante. — E ti avevo detto che dovevo passare da mia madre a prendere Matteo.
— Anche mia madre lavorava, eppure a casa era tutto perfetto, — ribatté subito lui, con quella sicurezza irritante.
Il semaforo diventò verde e le auto iniziarono a muoversi lentamente. Giulia partì, ma dentro di lei qualcosa stava cambiando. Non era più solo stanchezza. Era una chiarezza nuova.
— Sai qual è la differenza, Marco? — chiese piano.
— Quale?
— Che tua madre non viveva con te.
Dall’altra parte calò il silenzio.
— Che vuoi dire?
— Voglio dire che non c’era nessuno seduto sul divano ad aspettare che tutto fosse pronto. Probabilmente tuo padre la aiutava. E se non lo faceva, allora vuol dire che portava tutto sulle sue spalle da sola. Ma questo non significa che sia giusto. O che io debba vivere così.
Marco sbuffò.
— Ecco, ricominci…
— No, — lo interruppe Giulia. — Non ricomincio. Sto finendo.
La sua voce era calma, ma per la prima volta non c’era esitazione.
— Tra dieci minuti sarò da mia madre. Prendo Matteo e torniamo a casa. Ma quando arrivo voglio parlare seriamente. Perché io così non posso più andare avanti.
— È una minaccia? — chiese lui irritato.
— No. È la realtà.
E chiuse la chiamata.
Per la prima volta dopo tanto tempo, non si sentì in colpa.
Quando arrivò da sua madre, Matteo le corse incontro ridendo. Giulia lo sollevò e lo strinse forte, respirando il suo profumo di bambino, quello che riusciva sempre a calmarla.
— Mamma, perché sei triste? — chiese il piccolo.
Giulia accennò un sorriso.
— Non sono triste. Solo un po’ stanca.
Sua madre la osservava dalla porta.
— È successo qualcosa?
Giulia esitò un istante, poi annuì.
— Sì. Ma credo che… questa volta sarà diverso.
Il tragitto verso casa le sembrò più breve. O forse era solo che quel peso dentro di lei non c’era più.
Quando aprì la porta, Marco era esattamente dove lo aveva lasciato — sul divano, con il telefono in mano. Alzò lo sguardo, leggermente sorpreso dal fatto che lei non sembrasse né colpevole né agitata.
— Finalmente, — mormorò.
Giulia aiutò Matteo a togliersi la giacca, lo mandò in camera a giocare, poi tornò in salotto.
Si fermò davanti a Marco.
— Dobbiamo chiarire una cosa, — disse.
Marco posò il telefono, intuendo che non sarebbe stata una conversazione come le altre.
— Io non sono tua madre. E non lo sarò mai. Sono la tua compagna. O almeno, dovrei esserlo.
— E questo cosa significa? — chiese sulla difensiva.
— Significa che le responsabilità sono condivise. Che il rispetto è reciproco. E che non puoi trattarmi come qualcuno che deve servirti.
Marco si alzò, aggrottando la fronte.
— Stai esagerando.
— No. Sto dicendo le cose come stanno, finalmente.
Giulia fece un passo indietro, non per paura, ma per mantenere la calma.
— Oggi avevi due possibilità, Marco. Preparare qualcosa da mangiare. Oppure chiedermi se avevo bisogno di aiuto. Hai scelto di lamentarti.
Lui aprì bocca per rispondere, ma lei alzò la mano.
— Non ho finito.
La sua voce era ferma.
— Io questo non lo accetto più. Se vuoi una famiglia, allora fanne parte. Se vuoi una madre… sai dove abita.
Le parole rimasero sospese nell’aria.
Per la prima volta, Marco non trovò subito una risposta.
La guardò in modo diverso. Come se la vedesse davvero per la prima volta.
— E se non sono d’accordo? — chiese più piano.
Giulia fece un piccolo gesto con le spalle, ma il suo sguardo era tranquillo.
— Allora dovremo imparare a vivere separati.
Il silenzio che seguì non era più pesante. Era limpido.
Dalla stanza di Matteo arrivò una risata.
Giulia voltò lo sguardo per un attimo, poi tornò a guardare Marco.
— Io so già cosa scelgo, — disse piano.
E per la prima volta dopo tanto tempo, lo pensava davvero.



